LE CITTA' INVISIBILI

Riflessioni prima, durante, dopo il viaggio a Catania

Appunti di viaggio della 4H con il prof. Giovanni Marinelli, a.s.2006-07

Liceo Scientifico Statale "Edoardo Amaldi" - Alzano Lombardo

 

Quinta parte

Da qualche tempo il gran Goof percepisce una distanza incolmabile tra sé e chi ha di fronte, l’impossibilità di usare fino in fondo il linguaggio, la resistenza a parlare offerta dai codici polverosi che costituiscono il motivo del suo entrare nell’antro dei Quartini. Certo, a ben vedere non c’è altra causa che giustifichi l’addentrarsi in corridoi dalle pareti scrostate, inerpicandosi per impervi sentieri, fendendo la calca e il caos per raggiungere la quartinica dimora: decifrare testi oscuri, tradurre idiomi dimenticati, forzare codici dal significato misterioso, ai limiti dell’incomprensibilità. C’è stato un tempo in cui il Goof era certo dell’efficacia matematica della sua strumentazione e vedeva nel suo lavoro il percorso di una strada ben dritta, fino all’inevitabile successo. Ma il percorso interpretativo, la formula ermeneutica, pare non funzionare più come una volta; gli è ormai evidente che quei codici, i testi, non possono avere il medesimo significato per lui e per i Quartini. Non comunicano gli stessi significati.
Questo accade in parte perché, una volta scoperchiato un forziere, il suo contenuto si dissolve nell’aria e non può più venire imprigionato: è stato afferrato – nei casi più favorevoli – da chi c’era, ma non è possibile ripetere in modo esatto il momento di una scoperta di tal genere, a cui segue l’azione del richiudere il forziere, pronto per un altro assalto, magari dopo anni. Ma accade anche perché chi forza il contenitore, la volta seguente, non è più la persona che era la volta precedente, in modo simile a come il contenuto non è mai esattamente identico a quello che era già fuoriuscito. Però, se chi maneggia le serrature si rende comunque conto di quello che succede, lo stesso non avviene per chi assiste, o si fa guidare nella scoperta dei tesori nascosti tra le pagine. Chi non ha vissuto certe esperienze, non può comprendere chi ne parla. Nei casi più fortunati si può convergere su alcune intuizioni; ma la distanza, non ci si può illudere, aumenta sempre più. Allora di cosa si parla? Di temi neutrali, validi per tutte le età e le stagioni della vita (ammesso che esistano)? Di contenuti semplificati? Di risultati parziali? Di strumenti di base, che poi ognuno potrà (se vorrà e se ne sarà in grado) portare avanti e raffinare per conto proprio o in passaggi successivi?
In attesa di trovare risposte a queste domande, il Goof spolvera le proprie chiavi…

 

Manuela – Le città e la legge. 4

Nel lembo di terra emersa tra il mare e il lago sorge la città di Atimia, famosa per le sue rigide leggi e la felice convivenza dei suoi cittadini con esse. In realtà, chi si dovesse addentrare tra le strette vie che attraversano la città scorgerebbe, al di là della monotonia degli edifici, qualcosa di inaspettato. Difatti si accorgerebbe ben presto che la presenza di queste innumerevoli e severe leggi, ma l’assenza di punizioni esemplari, determinano la serenità degli abitanti. Può destare stupore vedere la negligenza degli uomini nei confronti della legge, proprio là dove la legge non ammette negligenza. Ma la cosa che probabilmente più colpisce di Atimia è la pacifica serenità nella quale i suoi abitanti vivono, nonostante non ci sia nessuna regola di vita.
Allora posso forse concludere che la vera efficienza delle leggi è determinata dalla trasgressione di queste?

 

Luca - Le città della diversità. 5

Quando arrivi all'aeroporto e si staglia di fronte, maestosa ed imponente, la zona periferica ed industriale di Astra, ti rendi subito conto che sei giunto là dove non pensavi mai di arrivare. La prima impressione che si prefigura nella mente è un'immagine piuttosto nebulosa, offuscata, perché vedi e scorgi, dinnanzi a te, qualcosa che non ti aspettavi mai di vedere ma che al tempo stesso non hai mai visto: è qualcosa che si allontana dal comune, dal simile e talora anche dallo scontato; in una sola parola è qualcosa di diverso.
Astra è differente perché ha la proprietà di distinguersi dal luogo comune in ogni suo più interno particolare: nella successione delle vie, nelle case e negli edifici in generale così come nel carattere dei suoi abitanti.
Pur non mostrando bellezze architettoniche e rarità particolari, Astra ha un fascino tutto suo, che assapori camminando incuriosito fra le vie caotiche ma allo stesso tempo accoglienti, che tendono a rispecchiare il comportamento dei suoi abitanti, sempre aperti e pronti a mettersi al servizio dei forestieri e spesso vogliosi di instaurare nuovi legami di amicizia.
Mentre vaghi all'interno dei suoi vicoli ti puoi imbattere in qualcosa che non ti saresti mai aspettato: un venditore ambulante è là nell'angolo, intento a sistemare alla bene e meglio la propria mercanzia, ad esporre orgoglioso grandi cartelli che portano affissi a caratteri cubitali i prezzi degli ortaggi, dei legumi e della frutta; quelli là seduti, invece, come ogni mattina, in quel bar che ti dà un'impressione di essere vissuto appieno dagli abitanti del luogo, ora stanno dibattendo animatamente riguardo le loro passioni calcistiche; senza dimenticare quella donna che scorgo in lontananza: non la puoi non notare con quei suoi abiti così austeri che alludono ad uno stato d'animo
piuttosto ombroso.
Anche in piccole e talora insignificanti sfaccettature della vita cittadina puoi notare la diversità in questo lontano paese. Per esempio passando lungo le sue arterie principali ti aspetti che magari alle 15.00 i negozi principali siano ormai aperti per il turno pomeridiano: no, sbagli; anche in questo la gente locale è diversa. Essi preferiscono riposarsi dopo pranzo e impegnarsi nei propri esercizi pubblici solo a partire dal tardo pomeriggio.
La gente del luogo si riconosce in modo inequivocabile ed evidente dal modo di parlare, ciò che a mio parere li rende forse unici nel loro genere, dai costumi, dagli usi e dalle tradizioni secolari che hanno tramandato scrupolosamente da generazione in generazione; la loro cucina è speciale, mai banale: il pesce è il loro piatto forte senza dimenticare quanto amino utilizzare le spezie per dare quel tocco di sapore in più ai loro piatti.
La diversità rende unica Astra; non si discute: è bella così!

 

Anna - Le città e il traffico. 4

D’improvviso si viene catapultati nel disordinato, disorientante, rumoroso, caotico traffico di Allamanda. Ogni strada è occupata da file di veicoli, strade larghe o strette è indifferente, tutte sono governate da automobilisti senza regole.
Si muovono come instancabili formiche che escono dal loro formicaio il primo tiepido giorno di primavera. Subito, frenetiche e impazienti corrono, si urtano, ora vanno dritte, ora a destra poi subito a sinistra, componendo un movimento sinuoso, ingarbugliato, frenetico.
Tutti padroni dei loro veicoli vogliono passare primi a quell’incrocio, a quel semaforo verde ancora per poco. Non badano a nessuno, solo a loro stessi, alla loro meta e se qualcuno intralcia il loro cammino ecco subito e imperturbabile un «beeeeep» di un clacson. Eccone allora un altro e un altro ancora, una gara di suoni che inizia e sembra non finire mai.
Ma che fine ha fatto la secolare disponibilità degli abitanti di Allamanda, la disponibilità nel consigliare, nel prestare, nel dare un’informazione a un forestiero? Sembra svanita in una nuvola di smog, una nuvola che ti lascia senza parole e senza fiato. Sulle strade l’unica regola che vige è la fretta: non ci si preoccupa del prossimo, del passante che deve attraversare perché chiunque si interponga tra l’automobilista e la sua meta costituisce un intralcio, una perdita di tempo, o magari un avversario.
Queste file disordinate di veicoli, d’ogni genere d’ogni colore, convogliano inaspettatamente in una spirale lenta che ti ipnotizza con il suo movimento apparentemente calmo. La mente si immerge totalmente nel guardare quelle oscillazioni così l’immagine si offusca, improvvisamente non si distinguono più le code di veicoli, la strada ora si è trasformata in una tavolozza di colori a tempera, mescolati senza un ordine, senza una logica.
Ma subito si è riportati alla realtà dallo strombazzare di qualche automobilista impaziente, rallentato da uno dei tantissimi cantieri stradali iniziati e mai conclusi. Sono lavori per un sottopassaggio, per una corsia aggiuntiva, per una rotonda, lavori che dovrebbero migliorare questa viabilità disordinata, ma che forse non verranno mai conclusi. Sono lavori voluti e criticati dagli abitanti di Allamanda perché scontenti di ciò che hanno e non hanno.
Ma ad Allamanda non c’è solo il traffico cittadino, ma anche quello al porto, alla ferrovia ma soprattutto nella sala d’attesa dell’aeroporto. Anche qui tutti corrono, trascinano veloci le loro valige impossessati da un’irrefrenabile frenesia. Ma come sulle strade la frenetica corsa veniva bloccata da un semaforo rosso e tutti irrequieti erano costretti ad aspettare, così qui tutti si ritrovano ammassati in una sala d’attesa troppo piccola, troppo affollata.
La frenesia forse cesserà dopo il tramonto, ma forse la tranquillità qui non ha ancora casa.

 

Stefano - Le città e la legge. 5

Ho voluto scrivere questo tema per riassumere e raccontare il mio recente viaggio in Italia e per ragionare su come le leggi vengono (o non vengono) applicate nelle splendide città italiane.
Per fare questo vorrei fare un paragone con la mia città d’origine e provenienza.
Cadia non verrà certo ricordata per i sobri palazzi di color grigio metallico ospitanti centinaia di famiglie né per il vertiginoso tasso dell’inquinamento dovuto allo smog delle fabbriche e agli scarichi delle automobili che calcano ogni singolo momento della giornata le sue strade lunghe come fiumi ed articolate come ragnatele.

L’unico fattore per il quale Cadia è e sarà sempre modello per tutte le altre città è la sorprendente efficienza del sistema legale. Cadia è infatti la città col minor indice di delinquenza di tutto il mondo. Ogni anno si calcolano pochissimi casi di furto con scasso, rapina a mano armata e incendi. Il concetto di Mafia e/o crimine organizzato è del tutto sconosciuto ai Cadiani e il tutto ha portato una duratura serenità nelle loro vite. La maggior parte di loro (attorno al 68%) dichiara di non possedere alcun genere di arma (da fuoco o da taglio) né di aver alcun timore di essere rapinato per strada o in appartamento. Gli incidenti stradali sono pochissimi e sugli archivi municipali non vi è alcuna nota riguardante disordini pubblici di considerevole importanza.
Tutto ciò è dovuto a vari fattori. Innanzi tutto, oltre il 25% della popolazione Cadiana è impiegato nella sicurezza dei cittadini ovvero arruolato nel corpo di polizia, in quello dei pompieri, nella vigilanza stradale e ovviamente nell’esercito. Inoltre la città è dotata di telecamere ed attrezzature contro il crimine piazzate in luoghi strategici per prevenire ogni tentativo di sommosse o altri disordini urbani. Un altro fattore non del tutto trascurabile sono le ottime condizioni di vita dei cittadini che distolgono gli stessi dal compiere azioni vandaliche o illegali. Ogni famiglia cadiana ha un reddito annuo non inferiore ai 70000 € e anche i prezzi della città sono lontani dal proibitivo grazie alla salda economia. Infine la tolleranza verso il prossimo (indipendentemente dalla razza o dalla religione professata) è insegnata ai Cadiani fin dalla giovane età e ciò crea un’atmosfera di rispetto fra tutti i cittadini.
Quando sono venuto a visitare le città italiane speravo di riscontrare almeno in parte certe caratteristiche tipiche della mia città, purtroppo così non è stato. Indubbiamente quelle città hanno molto da offrire ai turisti nei campi della ristorazione e del coinvolgimento, ma è un conto dover visitare una città e un altro è doverci vivere. Ho visto la gente venir rapinata per strada, ho visto poliziotti uccisi durante le rivolte negli stadi e ho visto tante ingiustizie di vario genere infestare una società proveniente da una delle società più civili mai esistite.
Ovviamente se non ci si volesse soffermare su quelli che molti definirebbero “dettagli” o “imperfezioni”, le città italiane potrebbero dare un ottima impressione. Infatti sono certo che poche cose danno la stessa emozione che si prova a passeggiare lungo le vie principali delle più belle città come Venezia o Firenze (magari con un buon gelato in mano) ed ammirarne la perfezione dei colori e l’armonia delle forme. Tuttavia secondo me è l’insieme delle piccole ingiustizie trascurate che logorano dall’interno sempre di più le società. Nulla importa e turba infatti se nel vicolo accanto a quello in cui si cammina una macchina è stata posteggiata in doppia fila o un vandalo spacca una finestra con un sasso. Ma in un contesto del genere, quando nasce la necessità di aiuto si trova sempre meno sostegno da parte dei propri concittadini. Tutto è dovuto quindi all’indifferenza delle persone e non solo alla criminalità che si può trovare (benché con difficoltà) anche a Cadia. In fin dei conti, una città può anche disporre del miglior organo di sicurezza ma le leggi vanno rispettate in primo luogo dai cittadini stessi e le forze dell’ordine devono intervenire solo quando questi ultimi non le rispettano. Se le leggi vengono trascurate non per ragioni di ribellione ma per questioni di indifferenza, pigrizia o ignoranza la società ha definitivamente fallito e le città finiscono per essere dei gusci freddi e vuoti.
Deve esserci un impegno civile da parte di tutti per rispettare e portare ad un livello superiore la cosa pubblica rendendo conseguentemente più vivibile la propria città. Molti infatti continuano a non capire che la città non è fatta unicamente dai palazzi e dalle strade, ma dai suoi cittadini. La sicurezza e la longevità di questi ultimi deve essere posta in cima ad ogni priorità e il lavoro del poliziotto o del pompiere, ovvero di quegli uomini che si sforzano di garantire la tranquillità delle vite di tutti, deve essere considerato un sacro impiego e non un ostacolo al divertimento e all’anarchia.

 

Paolo – Le città e il traffico. 5

Chi arriva a Palmina subito si accorge dell’intensità che la avvolge: intensità che si nota in tutti i suoi elementi, nei suoi edifici, nelle persone, nel paesaggio e anche nel traffico. È questa una città che mai si ferma, è sempre in movimento a volte regolare a volte meno. Palmina deve questa sua peculiarità al fatto che mai c’è stato qualcuno in grado di controllare il movimento della città e questo ha provocato nei suoi cittadini una sorta di autogestione e fornisce un alibi a chi ne ha bisogno.
Passando per le viuzze strette e per i grandi viali si nota la frenesia che i cittadini di Palmina hanno; questa li porta a trascurare quegli elementi e quelle regole che caratterizzano molte città. I palminesi girano per la città come se niente li toccasse; sembra infatti siano estranei a tutto ciò che li circonda; se qualcuno li chiama o gli fa una segnalazione, loro procedono come se niente gli fosse stato detto o fatto.
Ma Palmina non è solo questo: i suoi cittadini per la strada la rendono divertente soprattutto per chi viene da fuori ed a questo trambusto non è abituato. Ci si diverte perché tutto viene preso con molta calma: questo potrebbe contrastare con la frenesia. In realtà in questo caso i due elementi vengono miscelati in maniera molto divertente. Proprio la frenesia porta a trascurare alcune regole e questo viene giustificato dai cittadini con una calma serafica che, per chi in quella società non è inserito, appare come una contraddizione.
In verità la calma è un elemento per loro imprescindibile non solo girando per la città ma, in generale, vivendoci; infatti chi si imbatte in un cittadino di Palmina noterà come egli prenda la vita come se questa fosse eterna. Passando per la città un forestiero non sentirà mai l’ansia che si respira in altre città, vedrà invece come la vita viene vissuta a pieno.
Non solo Palmina ha questa caratteristica, anche le città ad essa vicine presentano gli stessi elementi. Questo è il simbolo di una mentalità che difficilmente cambierà proprio perché è una caratteristica di queste città, e soprattutto di Palmina.


Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

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