LE CITTA' INVISIBILI

Riflessioni prima, durante, dopo il viaggio a Catania

Appunti di viaggio della 4H con il prof. Giovanni Marinelli, a.s.2006-07

Liceo Scientifico Statale "Edoardo Amaldi" - Alzano Lombardo

 

Introduzione

Quello che segue è il frutto di un’esperienza didattica condotta nella classe 4H, gruppo a cui è stato proposto di organizzare e realizzare un viaggio a Catania.
Gli obiettivi erano diversi: portare gli studenti a costruire un lavoro comune, distribuendo i compiti al loro interno ma senza che ognuno si limitasse solo al proprio pezzetto; affrontare la città come oggetto complesso di conoscenza; avvicinarsi ad una realtà né troppo vicina né troppo lontana da quella a cui i ragazzi sono abituati, per operare confronti significativi con il proprio contesto.
Durante la permanenza a Catania, la classe ha incontrato una classe pari grado di un liceo catanese, per un momento di confronto sulla quotidianità, l’organizzazione della giornata-tipo, lo studio, la gestione del proprio tempo; ha introdotto l’incontro un filmato, realizzato dai ragazzi, sul nostro Liceo.
Tornati a casa, l’insegnante ha chiesto ad ognuno dei partecipanti al viaggio di scrivere, sulla falsariga dell’opera di Italo Calvino, un brano in cui parla di una città, che non è propriamente (ma potrebbe essere) Catania, come potrebbe del resto essere qualsiasi città.
Ecco i risultati.

 

Prima parte

Giovanni – le città accoglienti. 1

Se sei d’animo inquieto o viaggi tanto da non ricordare il luogo e il tempo in cui sei partito fermati ad Edoras, città antica, città fortezza che nessun uomo può lasciare indifferente. Edoras non ha alberghi lussuosi, ristoranti costosi o negozi alla moda, Edoras offre immagini, ricordi e sensazioni.
Una volta entrati dalla porta ad arco puoi percorrere le articolate vie in salita con ai lati le botteghe artigianali che danno colore alla scura pietra consumata dal tempo. È facile rimanere colpiti dalle alte torri difensive che ormai inutilizzate ricordano cannoni arrugginiti e l’impressione generale è che la situazione di allerta e di difesa caratteristica di un tempo sia tramutata nei giorni nostri in un senso di pace, protezione, armonia architettonica. Gli abitanti di Edoras sono perlopiù artigiani e negozianti pronti al dialogo e con una certa espressione serena. Li puoi osservare mentre percorri le strette vie e sbuchi in larghe piazze che si aprono all’improvviso finché giungi al punto superiore della città, il punto panoramico, il suo cuore. Con lo sguardo rivolto alla porta ad arco e gli occhi abbagliati dalla luce che riflette la ghiaia bianca della via intravedi un prato di fine erba inglese con al centro un pozzo consumato dal vento.
Ti siederai su una panchina e potrai ammirare il paesaggio esterno alle mura e cambiando lo sguardo sulle torri che sbucano all’interno ti sentirai pervaso da una rara pace interiore.

 

Andrea - le città accoglienti. 2


Sull’accogliente Selenia molto si è detto e si conosce, ma nonostante ciò visitarla non è impresa facile, quindi spero che quanto segue vi possa aiutare in ciò anche se sicuramente troverete disattese molte cose che vi dirò.
Nella città procederete faticosamente lungo un capillare saliscendi di strette viuzze, disposte in modo talmente casuale da ricordare i bastoncini usati nel gioco degli shangai. Alzando la testa non potrete fare a meno di notare il susseguirsi di imponenti edifici di indubbia bellezza, le cui facciate però sono in avanzato stato di abbandono e in molti casi permettono la vista di informi e sbiaditi mattoni che sembrano dare l’impressione di voler cadere da un momento all’altro.
A peggiorare e rallentare il vostro avanzare nella città sarà anche l’improvviso costituirsi, lungo queste già anguste vie, di multiformi e sparse folle; le potrete osservare gridare e gesticolare in modo spasmodico attorno a minuscole bancarelle spuntate da chissà dove e da cui partiranno odori di ogni tipo diretti alle vostre narici sicuramente impreparate a ricevere un così ampio campionario di essenze. Ciò che più colpisce di questo improvvisato “ecosistema cittadino”, che molto ricorda la disposizione “a palla” dei branchi di pesce azzurro attuata quando nelle vicinanze è presente un predatore, è la animosità e soprattutto fugacità con cui si consuma questo fenomeno: solo pochi minuti per poi svanire del tutto.
Se avrete molto fortuna, e dopo una decina di folle oltrepassate e una decina di ore passata a girare in lungo e in largo questo labirinto, vi capiterà di ritrovarvi nel cuore di Selenia. Qui assisterete ad una cosa che, ormai nauseati da ore di claustrofobiche vie, non avrete per nulla messo in conto: una enorme piazza le cui dimensioni vi toglieranno il fiato, circondata da lussuosi bazar e caffé; inoltre migliaia e migliaia lastroni riccamente decorati con racconti mitologici e sacri ricoprono la piazza al cui centro è collocata una mastodontica statua in granito (e alta all’incirca 1200 piedi!) raffigurante un elefante: animale sacro ai cittadini di Selenia. Posso assicurarvi che una vista di tale tipo sazia anche il visitatore più esigente.
Durante la visita a Selenia avrete modo, per necessità o per caso, di interagire con i suoi abitanti. Come per Selenia anche ai suoi abitanti è stata applicata l’etichetta di accoglienza, ma a mio parere così non è. Una descrizione di queste persone è difficile, anche per le grandi differenze presenti fra loro; l’immagine che le può efficacemente accomunare si rifà a quella della dea Kali, raffigurata spesso sorridente per distogliere lo sguardo dalle 2 o più paia di braccia che impugnano i tradizionali kriss (corti pugnali a lama serpeggiante).
Quindi vi intimo prudenza nei riguardi di Selenia e dei suoi abitanti, che agli occhi di chiunque sembrano dotati di una bellezza radiosa e da una gentilezza proverbiale, ma i più accorti non si lasceranno ingannare dalle apparenze, poiché gli abitanti di Selenia sono facili alla collera e difficili da placare.

 

Alessandro - Le città e la cura. 1

Cinque anni fa andai a visitare una città che mi colpì molto: Desutta.
Questa città fu fondata in Ungheria dai romani di Ottaviano nel quinto anno dopo la nascita di Cristo.
Prima di tutto è bene dire che, come tutte le città a pianta romana, Desutta è divisa in molte parti tra cui se ne possono distinguere due molto diverse tra loro: la parte est e la parte ovest. Nella parte est vive la gente di un alto grado sociale, mentre nella parte ovest la gente comune.
La parte orientale è molto curata, molto artistica, piena di monumenti antichi prevalentemente romani; infatti ci sono molte persone, stipendiate dal comune, che lavorano per mantenerla pulita.
Camminando per la strada non vedi un mozzicone di sigaretta in terra, una gomma attaccata su un muro, una cartaccia che svolazza: niente di tutto ciò.
È impressionante il valore che questa gente dà alla pulizia e alla cura della loro porzione di città; è impressionante anche vedere però quanto questa gente se ne freghi dell’altra parte di città.
Infatti, contrariamente a quanto succede in ogni città, il comune stanzia più fondi per la pulizia della parte orientale che per quella occidentale, per il semplice fatto che nella parte orientale ci sono molti turisti che vogliono visitare monumenti e vie importanti che nella parte occidentale non ci sono; quindi questa parte esige molta più pulizia delle strade, dei muri e di tutto ciò che un turista può vedere.
Nella parte occidentale la situazione cambia radicalmente; infatti sembra quasi un ghetto di emarginati a cui nessuno presta attenzione. Le strade sono tutte asfaltate in malo modo, piene di buche, tombini scoperti da cui quando piove sgorga una melma verdastra puzzolente; sui marciapiedi non c’è un metro quadrato pulito: carte da tutte le parti, lattine, sacchetti pieni di spazzatura, copertoni di auto usati.
Le pareti dei palazzi sono scrostate, ci sono case con il tetto crollato, case addirittura costruite a metà e poi lasciate lì, insomma di tutto e di più.
Questa divisione di città troppo vistosa, secondo me può far comprendere ad un turista quanto la cura della propria città sia importante sia per l’immagine sia per il benessere; infatti io penso che la cura della propria città sia l’elemento più importante per vivere in condizioni agevoli.

 

Veronica – le città accoglienti. 3

Quando arrivi a Sama, ancor prima di scendere dalla barca, vorresti ritornare nella tua cara tipica città occidentale.
Quando riparti da Sama, non vorresti più dover salire su quella barca che ti riporta navigando verso il freddo e l’apatia occidentali.
Vorresti poter stare per sempre nel regno della serenità, nella culla della tranquillità.
Perché Sama non è come tutte le altre città: il profumo di mandorlo e cannella che la pervade, inizialmente insopportabile, nauseabondo addirittura, pian piano ti avvolge, ti accarezza, e non ti lascia più.
E non lo lasceresti più.
Come non lasceresti il mercato che ogni lunedì mattina prende il possesso della città, in quella occasione governata da uomini, donne e bambini abbronzati, e da vecchi sdentati, ma sempre sorridenti e pronti a portarti in terre lontane con le loro antiche storie d’oceano.
Disponibili in ogni momento, come i giovani che appena ti vedono stanco, accarezzato dai raggi del sole, senza esitare nemmeno un secondo ti fanno montare in sella alla loro bicicletta (il mezzo qui prediletto; l’inquinamento non esiste) e, chiedendo solo in cambio un grazie sincero o un abbraccio affettuoso, ti portano a destinazione attraverso le larghe vie di Sama, intrecciate come un gomitolo di lana, e dominate dalle grandi mura bianche delle case con le porte sempre aperte, e soprattutto dalla musica.
A Sama la musica è l’ospite fisso di tutte le serate, di cui tu diventi l’ospite d’onore: i giovani ti spingono in danze festose, allegre, ma anche tranquille e rassicuranti.
Rassicuranti come questa fantastica città, dove è impossibile non sentirsi a casa grazie all’accoglienza e all’affetto dei suoi abitanti cresciuti all’insegna della disponibilità e della serenità, e grazie alla città stessa, con i suoi grandi viali alberati, il suo vivace e colorato mercato, e il suo profumo incantevole portato dalla brezza fresca, che ti entra nei vestiti, nella mente e nel cuore.
E non lo vorresti lasciare più.

 

Francesca – Le città e la cura. 2

Dopo aver visitato molte città, voglio soffermarmi soprattutto su Bellacqua che oltre ad essere una città portuale vanta acqua eccezionali e pulitissime. Dal nome ci si aspetta una terra incontaminata dall’uomo, da case, da macchine e quindi il caos tipico di una città, ma in questo caso si tratta invece di un luogo abitato da molte persone ed allo stesso tempo ricco di salute e pulizia. Bellacqua è abitata da gente semplice che guadagna da vivere onestamente, i lavori più frequenti sono anche quelli più dignitosi, basati sulla pesca, sull’agricoltura, sul mercato, ma talvolta non mancano imprenditori e dirigenti di medie e piccole industrie, che sostengono l’economia del paese.
Ogni singolo cittadino è parte fondamentale della città; i Bellacquesi, probabilmente per la loro spontaneità e predisposizione verso gli altri, sono molto aperti e socievoli tanto che rappresentano una forma d’intrattenimento per i turisti.
Il comune di Bellacqua ha reso un diritto (quasi per tutti) riuscire a sopravvivere nella città, infatti ha agito soprattutto sugli ambienti.
Per le vie della città ad ogni angolo si può trovare un cestino dove gettare la spazzatura, e quindi mantenere più pulito il marciapiede e la strada; molti sono gli spazi verdi e i parchi dove i bambini possono giocare e allo stesso tempo respirare aria più pulita, e dove ci si può svagare e rilassare. Il comune inoltre ha imposto la raccolta differenziata, che permetterà uno smaltimento dei rifiuti più efficace e limiterà anche l’inquinamento, attenuato anche dai frequenti blocchi del traffico che costringono la gente a spostarsi con l’utilizzo della bicicletta o a piedi.
Ovviamente prima la città non era caratterizzata in questo modo, dove economia, lavoro, libertà dei cittadini erano legate tra loro; solo con il passare del tempo la città e i cittadini hanno instaurato un ritmo e un legame che permette il mantenimento e la cura della città.
Il comune sicuramente ha realizzato cose importanti per Bellacqua, ma solamente il legame tra cittadini e città, basato sul rispetto della natura ma anche delle costruzioni, ha permesso alla gente di sviluppare una mentalità più aperta che garantisce le buone condizioni della città e quindi buona cura e salute dei cittadini.
I Bellacquesi sono inoltre sensibilizzati con campagne intraprese dagli stessi sostenitori della pulizia e della salute che fanno capire che la nostra sopravvivenza dipende dalla cura degli ambienti in cui viviamo e dunque dalla mentalità sviluppata in rapporto ad essi. Ogni cittadino è responsabile delle proprie azioni nel bene o nel male, i suoi atteggiamenti influenzeranno gli ambienti e la società, e rispettivamente ciò gli si ritorcerà contro positivamente o negativamente.

 

Monica - Le città della diversità. 1

Sto navigando nelle suggestive e profonde insenature dei fiordi norvegesi, spingendomi fino a Capo Nord, ripercorro le rotte degli antichi Vichinghi tra le fiabesche capitali del Mar Baltico e paesaggi incantati: tra montagne verdi, cascate, fiumi e ruscelli. Provo sensazioni autentiche: grandi spazi, luci che sembrano irreali, paesaggi sconfinati, atmosfere magiche, l’armonia di una natura ancora intatta…
Dopo un tuffo nella natura spettacolare dei fiordi, raggiungo più a nord un’isola, la cui capitale è Roses “ la città delle rose ” caratteristica per i suoi incantevoli roseti e per le casette di legno con il tetto in torba.
Attorniata da un paesaggio mozzafiato di ben novanta picchi quasi sempre innevati.
Inoltre, durante i millenni l’attività vulcanica che caratterizza questa isola ha scolpito la superficie cristallina di laghi che si aprono in antichi crateri, di fiordi spettacolari, di sorgenti di acqua bollenti e di geyser che creano spettacoli naturali affascinanti.
L’escursione a terra mi consente di passeggiare tra le strette e acciottolate vie, portici e piazzette, fino ad arrivare alla piazza del mercato che ospita la statua gigantesca di un elfo; perché gli abitanti di questa incantevole città hanno un vero e proprio culto nei confronti degli elfi e stanno molto attenti a non irritarli.
Ho fatto un piccolo sondaggio tra le persone più anziane e ho scoperto che nessuno sa dove abitano queste creature misteriose, ma tutti credono che vivono in casette costruite apposta per loro.
Probabilmente, questi abitanti un po’ schivi ma allo stesso tempo molto cordiali, amanti della lettura, si immedesimano nei personaggi dei racconti e si lasciano trasportare in un mondo fiabesco e irreale.
Passano le loro giornate lontane dallo stress, non condizionati dagli orari poiché sono principalmente pescatori.
Anche i bambini saltellano gioiosi intorno alla statua dell’elfo e i loro giocattoli sono in prevalenza castelli di legno, burattini, fate e maghetti.
Penso che poche città al mondo godano di un fascino e di una natura così maestosa e unica quanto Roses, complici anche il sole che qui, da aprile fino ad agosto, non tramonta mai e l’aurora boreale, caratterizzata da colonne ondeggianti di luce verde o rosa. La spettacolarità di questa luce che ondeggia e rischiara la notte polare è magica…


Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

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