Erbario medievale
Alcune
erbe considerate simboliche
Alcune piante, erbe, fiori ed essenze che facevano parte degli
erbari medievali:ABETE - Nel Medioevo, nei paesi scandinavi o germanici si usava, per le feste natalizie, tagliarne uno, portarlo a casa e decorarlo di ghirlande, uova dipinte e dolciumi, tradizione questa che non si è spenta, ma che ha avuto una diffusione in gran parte del mondo.
ALBERO DELLA VITA - Il testo protocristiano Physiologus parla dell’albero indiano peridexion, i cui frutti sono mangiati volentieri dai colombi, mentre il serpente non vi si può avvicinare né può sfuggire la sua ombra. Si tratta di un richiamo al Redentore, al “vero albero di vita”, dei cui frutti i fedeli vivono mentre il diavolo non vi si può accostare. Nel Bestiarium medievale quest’albero lo troviamo indicato col nome di perindens; esso protegge dal drago i colombi che vivono nella sua ombra: “il frutto celeste dell’albero è la saggezza dello Spirito Santo ricevuto dall’uomo coi sacramenti”.
ALBERO DI JESSE -
Il profeta Isaia racconta che Gesù nacque
nella famiglia di Jesse, padre di Davide, e sin dal Medioevo a tale affermazione
si diede un’interpretazione visiva sotto forma di un albero genealogico:
l’albero di Jesse. In simili raffigurazioni, dal fianco di un uomo che giace
addormentato sorge un albero sui rami del quale sono rappresentati tutti gli
antenati di Cristo.
AGLIO - Un sacchetto di aglio portato appeso al collo si diceva scacciasse le streghe e le malattie infettive di cui erano portatrici. Era considerato efficace contro la lebbra: nel Medioevo i lebbrosi erano visti succhiare teste d’aglio. Collane d’aglio al collo impedivano ai vermi di entrare in gola.
ALLORO -
L’alloro è simbolo di eternità, in quanto
sempreverde, e di castità, poiché le sue foglie non si deteriorano mai. Talvolta
viene associato anche all’immagine della Vergine Maria le cui parole sono
profumate come le foglie dell’albero oppure alla nuova vita dischiusa
dall’avvento redentore di Cristo. Le foglie venivano utilizzate per curare le
infiammazioni, anche quelle provocate dalle punture dei calabroni, vespe, api e
dai morsi dei serpenti e scorpioni; inoltre, masticate e inghiottite per tre
giorni, sgombravano i bronchi, liberavano dalla tosse e, se tritate con il
miele, liberavano dall’asma. Le radici scioglievano i calcoli e acceleravano i
parti.
BETULLA - In Francia i ramoscelli di betulla, considerato l’“albero della saggezza”, formavano lo scettro dei maestri di scuola. I rami erano impiegati per calmare gli esagitati e per frustare i delinquenti ed in generale per scacciare gli spiriti maligni.
CIPRESSO -
L’albero, sempreverde, con il suo durevole
legname è simbolo di longevità. Essendo raffigurato anche in immagini del
paradiso, fu piantato vicino alle tombe cristiane come segno della speranza
nell’aldilà e rappresentato sui sarcofaghi. Era anche usato nelle recinzioni per
la sua capacità di respingere gli incantesimi. Il cipresso, simbolo di lutto e
di morte, è anche, insieme alla palma, al cedro e all’ulivo, uno dei quattro
legni con cui venne costruita la croce di Gesù.
EDERA -
L’immagine dell’edera che cresce arrampicandosi
al tronco simboleggia la Passione di Cristo: l’edera, avendo radici piuttosto
robuste, è molto difficile da sradicare senza penosi tormenti. Nell’iconografia
cristiana medioevale l’edera assurge a simbolo dell’immortalità dell’anima dopo
la morte del corpo. Così recita una pia massima di Hohberg (1675) a proposito
del significato allegorico dell’edera: “L’edera si avvinghia a una quercia con
veemenza, non la si può tagliare. Quando Dio è davvero nell’anima di un uomo
egli si volge subito verso l’alto e nessun male lo può più toccare”.
FAGIOLO- Il fagiolo
per il suo seme abbondante assumeva il simbolo di fertilità e ricchezza e per
questo motivo era spesso usato per sostituire le monete in molti giochi.
FICO -
L’immagine del fico ha assunto una valenza
negativa e positiva allo stesso tempo. Secondo un’etimologia medievale, la
parola “peccare” è da ricondursi al termine ebraico pag (“fico”); quindi
il fico diviene simbolo del peccato originale. In alcuni passi della Bibbia
invece l’albero e il suo frutto assumono un significato positivo di prosperità e
salvezza.
FIORDALISO - Poiché secondo la dottrina classica il fiordaliso guarisce dal morso venefico del serpente, nella simbologia medievale il fiore assume l’immagine di Gesù che ha sconfitto il demonio (serpente).
GAROFANO - Il nome
greco del garofano è dianthos, ovvero fiore di Dio, e in tale senso può
apparire in mano alla Madonna o a Gesù, o ancora nel giardino del Paradiso.
Secondo una leggenda medievale, le lacrime della Vergine Maria alla vista del
figlio crocifisso cadendo a terra si mutarono in garofani. Tale fiore inoltre
veniva comunemente chiamato “chiodino” per la forma dei suoi frutti, e di
conseguenza la sua immagine viene associata a quella della Passione di Gesù.
GIGLIO - Nell’Antico
Testamento sono molti i passi dedicati al giglio, al quale viene attribuito un
significato di fertilità, bellezza e fioritura spirituale. In ambito
iconografico prevale soprattutto l’accezione di castità e purezza, tanto che il
giglio diviene attribuito alla Madonna ed è sempre presente nelle scene
dell’Annunciazione. Sempre come simbolo di purezza, il giglio viene offerto da
Gesù Bambino ai santi, e così viene identificato con l’immagine stessa di Gesù e
come attributo di numerosi santi.
GRANO -
In molte raffigurazioni votive rivolte ai
pellegrini del Medioevo, la veste della donna è ricoperta di spighe di grano.
L’immagine dell’abito di spighe, per le popolazioni delle campagne, simboleggia
la supplica per un buon raccolto. Inoltre il grano è simbolo di Gesù in quanto
rimanda al pane dell’Eucarestia.
MANDORLA - Nell’iconografia medievale Gesù Bambino e Maria sono rappresentati all’interno della mandorla mistica che è immagine della luce di Cristo e dell’unione tra la sfera terrestre e quella celeste.
MELAGRANA -
Nel corso del Medioevo , raffigurato in mano a
Gesù Bambino, diviene simbolo di resurrezione. In mano alla Madonna invece può
alludere alla castità. Il significato deriva dall’interpretazione del passo del
Cantico dei Cantici che recita: “I tuoi germogli sono un giardino di
melagrane, con i frutti più squisiti”. La caratteristica della melagrana di
essere un frutto composto da una scorza esterna che racchiude in sé numerosi
chicchi ha dato adito a numerose interpretazioni; per esempio, esprime la
Chiesa, capace di unire in una sola fede molti popoli e culture.
MENTA - Veniva coltivata nei chiostri dei monasteri come pura pianta medicinale per le sue qualità antispasmodiche; offrire una bevanda calda alla menta era segno di benvenuto per il viandante o per l’ospite.
MIRTO -
In virtù della delicatezza e del colore bianco
del suo fiore, il mirto viene associato alla Vergine Maria, in particolare alla
sua purezza e umiltà.
MUGHETTO -
Il mughetto è uno dei primi fiori a spuntare
annunciando il sopraggiungere della primavera ed era considerato il simbolo
dell’Avvento del Salvatore, nonché della sua Incarnazione, proprio grazie alla
proprietà di nascere più o meno nello stesso periodo in cui si riteneva si fosse
svolto l’episodio dell’Annunciazione della futura nascita di Cristo a Maria
Vergine. Il fiore è stato associato anche all’immagine della Madonna e alla sua
purezza per il suo candore e per la dolcezza del suo profumo.
NARCISO - Il narciso può apparire nelle scene dell’Annunciazione o del Paradiso terrestre a significare il trionfo dell’amore divino e della vita eterna sopra la morte, l’egoismo e il peccato.
PERO - Intorno al 1290 Hugo von Trimberg associò al pero un’allegoria secondo la quale i suoi frutti cadevano tra le spine, ma anche nell’acqua e nel verde prato. Ebbene il pero rappresenterebbe Eva, la madre originaria, i frutti sarebbero invece gli uomini che da lei discendono, dei quali chi non cade nel verde prato del pentimento perisce nei peccati mortali.
PIOPPO -
Il pioppo bianco è un’immagine di salvezza,
inoltre si credeva che le sue foglie avessero la proprietà di guarire dal morso
dei serpenti. In virtù della sua connotazione funeraria il pioppo nero allude
alla Passione di Cristo.
QUERCIA - Rappresentava la forza ed era creduta molto benefica perché proteggeva le case e le terre che la circondavano. Le querce attraggono i fulmini e li scaricano a terra. Sin dal Medioevo all’albero è legata anche l’immagine della Vergine Maria e in Italia sono numerose le leggende che riguardano questo tema, tanto che in ambito figurativo si è andata affermando l’immagine della “Madonna della quercia”. Sempre grazie alla peculiarità di essere molto solida, impossibile da piegare, la quercia ha finito per diventare l’emblema della profonda forza della fede e della resistenza del cristiano nei confronti delle avversità.
ROSA -
La tradizione cristiana vede nella rosa con le
spine l’immagine del tormento dei martiri. Generalmente il fiore è però
associato all’immagine di Maria Vergine. Secondo un’antica leggenda, infatti,
prima della caduta dell’uomo la rosa era priva di spine, e la Vergine è detta
“rosa senza spine” perché non è stata toccata dal peccato originale. Gesù può
reggere in mano una rosa rossa che evoca l’immagine della futura Passione.
Infine, gli angeli e le anime benedette del Paradiso vengono spesso dipinti con
corone di rose sul capo.
SALICE - Nel Medioevo lo si incontra talvolta come simbolo di castità. Poiché gli si possono tagliare sempre nuovi rami, inesauribilmente, fu paragonato alla Bibbia come fonte di saggezza che non si esaurisce mai. I rami di salice benedetti nella Domenica delle Palme erano ritenuti proteggere dal fulmine, dal maltempo e dagli influssi malefici. Il Salice piangente, per la sua figura rivolta verso terra che ricorda fiumi di lacrime che scorrono, è spesso un simbolo del lamento funebre.
SALVIA -
Un adagio medievale affermava le proprietà
miracolose di questa pianta: “Cur morietur homo cui salvia crescit in horto?”
(Perché dovrebbe morire l’uomo la cui salvia cresce nell’orto?). L’autore è
uno dei famosi medici della scuola di Salerno, centro, per oltre cinque secoli,
della medicina europea. Era attribuita a questa pianta il potere di resuscitare
i morti, di predire il futuro e di comunicare con l’aldilà. La salvia veniva
utilizzata per curare la febbre, la tosse, i reumatismi, la paralisi e
l’epilessia.
TIMO - I Crociati lo portavano addosso come simbolo di forza e di coraggio.
TRIFOGLIO - Era venerato dai Druidi come pianta sacra. È attribuito a San Patrizio, il quale, con l’aiuto di una verga a forma di croce e una foglia di trifoglio, uccide il serpente. Il “trifoglio verde” gioca un ruolo importante nella lirica medioevale, poiché indica il luogo dell’incontro d’amore. Il trifoglio è anche utilizzato per abbellire le tombe, mantenendo così il proprio valore di segno che annuncia una nuova vita dopo la risurrezione. È annoverato inoltre fra i simboli dell’addio, e messo in relazione con la rosa (simbolo dell’amore) e con la violetta (fiore, il cui colore indica penitenza).
ULIVO - L’arcangelo
Gabriele viene talvolta raffigurato con in mano un ramo d’ulivo, quale simbolo
di pace. Nella Bibbia la colomba mandata da Noè fuori dall’arca dopo il
diluvio porta nel becco un ramo d’ulivo in segno della rinnovata pace con Dio,
poiché l’olio “spiana i flutti”, placa, purifica, nutre. Serve anche per la
cerimonia di unzione dei re, dei sacerdoti e dei malati.
VIOLA -
Nell’immaginario popolare la piccola viola dal
forte profumo è simbolo di modestia e di povertà, e come tale venne interpretata
anche dai Padri della Chiesa. Ovviamente un fiore con simili caratteristiche non
poteva non essere associato all’immagine della Vergine Maria, ma anche a quella
di Gesù che ha avuto l’umiltà di farsi uomo.
VITE - Per sant’Ildegarda di Bingen (1098-1179) il vino ha una grande importanza come medicamento, ma anche come simbolo. Anche lei si riallaccia al racconto biblico di Noè, e scrive: “La terra, che precedentemente era stata profanata dal sangue di Abele (Caino), produsse allora il nuovo nettare, il vino, e la saggezza tornò nuovamente a essere attiva”.