- Bergamo occupata dai nazisti
- Un luogo mitico della Resistenza a Bergamo
Bergamo occupata dai nazisti - (Settembre 1943 - 25/29 Aprile 1945)
Fino dal Settembre 1943 le forze d'occupazione naziste e quelle fasciste della Repubblica Sociale Italiana lasciano intendere senza mezzi termini di volersi considerare non solo i padroni della città e del territorio ma anche della popolazione civile che vi risiede.
Segni evidenti di questa situazione, sono i molti edifici requisiti a scopo militare in tutta la città ed adibiti ad uffici dei comandi ed a sedi per le diverse unità impegnate nella repressione. Bergamo, ormai occupata militarmente si presenta così: i Tedeschi (circa 1000 uomini) si insediano nella caserma Montelungo e nel campo d'aviazione di Orio al Serio, i soldati della RSI in via Suardi, la Guardia Nazionale Repubblicana (350 uomini) in via Gallicioli e le SS tedesche in via Pignolo nel Convitto Baroni; le prigioni si trovano presso la Casa del Fascio (l'attuale palazzo del Provveditorato), nei sotterranei della Marianna in Colle Aperto e nel monastero Matris Domini in via Locatelli. Altre forze operano inoltre nella provincia; sono la legione "Tagliamento" della GNR e la Brigata O.P. "Macerata", punti di forza entrambe per la repressione antipartigiana nelle valli bergamasche.
Le intenzioni dei tedeschi sono rivolte innanzitutto allo sfruttamento intensivo dell'apparato produttivo e della manodopera del Nord Italia. Nella bergamasca le quasi 40 imprese considerate "ausiliarie di guerra" incorrono in disastrose penalizzazioni. Gran parte di esse devono chiudere i battenti, mentre la disoccupazione e la sottoccupazione dilagano in maniera impressionante. Dall'altra parte, gli impianti considerati vitali per i piani di guerra tedeschi sono oggetto degli attacchi aerei degli angloamericani; fra questi è posto drammaticamente il caso della Dalmine che viene quasi completamente distrutta dal bombardamento del 6 Luglio 1944, durante i quali perdono la vita numerosi lavoratori.
Ma la resistenza all'interno delle fabbriche non è solo passiva: i primi segnali della protesta partono negli ultimi mesi del 1943 dalla Dalmine, dalla Caproni di Presezzo e dalla O.M. di Romano di Lombardia e, successivamente, sull'onda delle grandi agitazioni della primavera 1944, si estendono in tutta la provincia.
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Nell'Aprile del 1945 le formazioni partigiane iniziano a prepararsi in vista del momento dell'insurrezione:
• PARTIGIANI: 1090, di cui 200 Fiamme Verdi, 340 Garibaldini, 550 Giustizia e Libertà;
• NAZIFASCISTI: 2600, di cui 1000 tedeschi, 270 Brigate Nere, 350 GNR, 210 OP "Macerata", 150 legione “Tagliamento", 675 tra polizia e Guardie forestali.
L’efficienza delle forze partigiane è però compromessa dalla gravissima deficienza del munizionamento, la dotazione in tutti i reparti è infatti inferiore ai due caricatori per fucili. Tra il 25 ed il 29 Aprile le formazioni partigiane della montagna liberano le Valli, per impedire ai nazifascisti di ritirarsi e di trincerarsi nel capoluogo, e si preparano a scendere in città. A Bergamo il giorno 26 il capo della provincia Vecchini, sulla base di un accordo con i patrioti, abbandona il palazzo della Prefettura, un'ora più tardi, il CLN provinciale prende possesso dell'edificio, nominando Ezio Zambianchi prefetto della Liberazione. La situazione, però, resta incerta, complicata dalla presenza di reparti fascisti ancora in armi e dal fatto che il comandante delle forze tedesche in città non ha ancora raggiunto un'intesa con il CLN per la resa. Finalmente, il giorno successivo, i partigiani entrano in città, incontrando in alcune zone sacche di resistenza da parte di cecchini fascisti appostati sui tetti.
Nella notte tra il 28 ed il 29 Aprile, infine, iniziano ad entrare in città le truppe alleate, seguite a breve distanza di tempo da reparti italiani del Gruppo di combattimento Legnano. Per qualche tempo ancora alcuni elementi delle diverse formazioni svolgono compiti di polizia partigiana in città ed in provincia, ma Bergamo, essendo considerata territorio d'occupazione militare è soggetta ai severissimi provvedimenti alleati per l'ordine pubblico che prevedono la smobilitazione e lo smantellamento delle formazioni partigiane. Gli organismi del CLN e le stesse autorità civili appaiono vincolati nell'esercizio delle loro funzioni alle decisioni del Governo militare alleato.
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Un luogo mitico della resistenza a Bergamo - la Malga Lunga
Rifugio
Museo della Resistenza 53a Brigata Garibaldi "13 Martiri di Lovere"
Giorgio Paglia e i suoi vengono sorpresi dall'imboscata, favorita dal mancato allarme della sentinella. Sono costretti ad arrendersi, dalla sproporzione di forze e dalla presenza di due uomini feriti da una bomba a mano gettata all'interno. I due, il russo Starich e il partigiano Tormenta (Mario Zedurri), malgrado le promesse, vengono subito finiti dai fascisti a colpi di pugnale. Giorgio Paglia, Guido Galimberti e Andrea Caslini, con i russi Simone, Alekander, Donez e Molotov vengono potati a Costa Volpino. Sono tutti condannati a morte e fucilati al locale cimitero. Giorgio Paglia potrebbe salvarsi in quanto figlio di medaglia d'oro. Chiede la libertà dei suoi compagni, negatagli. Si fa fucilare per primo. Nello stesso giorno, poco distante, nel cimitero di Sovere vengono fucilati anche i fratelli Pellegrini "Falce e Martello", catturati due giorni prima nel rastrellamento di Covale. La MALGA LUNGA diventa il simbolo della 53a Brigata Garibaldi "Tredici Martiri" e santuario della Resistenza bergamasca. Ridotta a rudere, è stata ricostruita per iniziativa degli stessi partigiani ex garibaldini, che vogliono ricordare alle giovani generazioni quanto è costata la conquista della libertà e della democrazia.
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