Introduzione
«Qui non si tratta di parole, ma di azioni: le ultime azioni di 112 condannati a morte i quali conclusero la loro parte di lotta nei seicento giorni della Resistenza italiana comunicando ai familiari o ai compagni un'estrema notizia di sé, un addio, un mandato, un sigillo ideale. E sono azioni che ne aprono altre, che si trasferiscono dai morenti ai superstiti, con la loro eccezionale elevatezza morale, con il loro complesso significato politico e storico, col peso stesso, grave, delle sofferenze umane. Meditate, queste lettere non possono essere comprese nel loro infinito valore, e se comprese, non possono non chiarire i nostri giudizi e migliorare i nostri animi.»
(Dalla presentazione di Franco Antonicelli per l'edizione del 1973
di "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana", Einaudi Editore)
Achille Barilatti (Gilberto della Valle)
Di anni 24 - operaio fonditore - nato a Milano il 24 Novembre 1919. Prima dell'8 Settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista - dopo tale data è uno degli organizzatori del GAP (Gruppo di Azione Partigiana). Arrestato il 28 Agosto 1944 - sommariamente processato - e fucilato lo stesso 28 Agosto, contro il muro di Via Tibaldi a Milano.
Carissimi, mamma, papa, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz'altro a breve distanza dall'esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l'animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi "domani "perché TUTTI riconosceranno che nulla dì male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.
Achille Barilatti (Gilberto della Valle)
Di anni 22 - studente in scienze economiche e commerciali - nato a Macerata il 16 Settembre 1921. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo 1'8 Settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei mesi successivi si vanno organizzando formazioni partigiane. Catturato all'alba del 22 Marzo 1944 ed interrogato da un ufficiale tedesco e da uno fascista. Fucilato senza processo il 23 Marzo, contro la cinta del cimitero di Muccia.
Mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari dei miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. Viva l’ITALIA LIBERA! Achille
Di anni 23 – falegname - nato a Gorle il 21 Settembre 1921. Nel Giugno 1944 entra a far parte della 53a Brigata Garibaldi operante nel Bergamasco. Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte di Sovere. Processato il 19 Novembre a Lovere e fucilato il 21 Novembre al cimitero di Costa Volpino.
Caro padre, sorella e cognato, questo è il mio ultimo saluto e scritto che vi giunge, poiché fra minuti la mia vita sarà spenta, dovreste promettermi di non piangere perché vano. Sono contento che tra poco rivedrò la nostra cara mamma, e sarei di rimanervi sempre con lei. Un saluto ancora e che questo vi giunga in segno di vittoria e di libertà per tutti gli italiani. Muoio per l'Italia! Una stretta di mano e un bacio a te babbo, a te sorella e a te cognato e baci ai tuoi bambini. Tanti saluti a chi domanderanno di me. Arrivederci in cielo. W l'Italia martoriata che presto rifiorirà libera e indipendente. Andrea
Di anni 38 - operaio - nato a Chignolo d'Isola il 18 Febbraio 1906. Dall'adolescenza militante comunista, dopo 1'8 Settembre 1943 partecipa alla costituzione della 53a Brigata Garibaldi. Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte di Sovere. Processato il 19 Novembre 1944, a Lovere, dal Tribunale speciale della legione "Tagliamento". Fucilato il 21 Novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino.
Cara mamma, non piangere se non mi rivedrai su questa terra, questo è il nostro destino, muoio da soldato e da Italiano, non portarci odio a nessuno di questi che mi uccidono, perché sono gli unici soldati che ho trovato nel mio cammino. Ti saluto e baci cari, credo che sarai forte. Tuo figlio Guido. Addio!
Cara moglie, anche per me come per la mamma stai forte, credevo di farti felice invece ti ho tormentata e ti ho procurato dispiaceri, coraggio! Ti raccomando le bambine che siano educate bene e che imparino ad amare l'Italia e che diano se occorre anche il sangue, tanti saluti e un addio tuo marito. Le fotografie delle bambine le porto con me nella fossa. Forse ti verranno restituiti il mio orologio e l'anello, li custodirai. Un addio a tua mamma, padre e fratello e parenti.
Care bimbe, ora non potete leggere il mio ultimo saluto, ma lo leggerete un tempo nel quale potrete comprendere allora apprenderete in questo foglio la morte di vostro padre e saprete che è morto da soldato e da italiano e che ha combattuto per avere un’Italia libera. Spero che non piangerete quando leggerete questo mio scritto. Addio bambine e che un bacio giunga a voi, spero che quando sarete grandicelle mamma vi farà imparare ad amare l'Italia. L’amerete con tutto il cuore, addio.
Di anni 22 - studente in ingegneria al Politecnico di Milano - nato a Bologna il 9 Marzo 1922. Nei giorni successivi all'8 Settembre 1943 partecipa a combattimenti contro i tedeschi. Torna poi alla sua residenza di Nese, unendosi alla 53a Brigata Garibaldi. Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga - processato il 19 Novembre a Lovere - e fucilato il 21 Novembre al cimitero di Costa Volpino.
Costa Volpino, 21.11.1944
Cara mamma, poco prima di essere fucilato rivolgo il mio pensiero a te, mia adorata mammina, ti domando perdono di quanti dispiaceri ti ho dato nella mia vita. Ma sappi che ti ho sempre adorato e che sei l’unico mio pensiero in questo momento e mio grande dolore è quello di non poterti vedere. Sii orgogliosa di tuo figlio perché come credo di aver saputo combattere, così credo di poter morire. Negli uomini che mi hanno catturato ho trovato dei nemici leali in combattimento e degli uomini buoni durante la prigionia. Dato che credo all’al di là sono sicuro che mi incontrerò con mio Padre e che insieme proteggeremo te e Toty. Il mio immenso amore non vi abbandonerà mai. Saluti a tutti e prega per l'anima mia. Giorgio
Caro Toty, io non ti vedrò più, ma ti proteggerò sempre. Sappi che combattendo io combattevo solo per ottenere un'Italia Libera da ogni straniero. Ricorda anche tu quanto nostro padre ci ha insegnato: “la Patria sopra tutto ed il suo bene”. Sii onesto nella tua vita che ti auguro lunga e cerca di dare alla mamma poverina un po' di consolazione in questo suo nuovo grande dolore, stalle vicino con il tuo amore e vedrai che saprai consolarla. Studia e fatti onore, nella vita ti sarò sempre vicino. Abbraccio ancora te e la mamma con tutto il mio amore. Vostro Giorgio
Di anni 55 - architetto - nato a Bergamo il 29 Settembre 1888 - Nelle settimane successive all'8 Settembre 1943 raggruppa attorno a sé volontari dando vita alla Brigata Matteotti che da lui prenderà nome. Catturato nella propria abitazione in via Pignolo a Bergamo il 19 Novembre 1943, da militari tedeschi, mentre partecipa ad una riunione clandestina. Processato il 28 Dicembre 1943 dal Tribunale Speciale tedesco di Bergamo, per attività partigiana, ed occultamento di armi. Fucilato il 23 Marzo 1944 nella Caserma Seriate di Bergamo, con il compagno Giuseppe Sporchia.
Non spendo parole per dire come son finito in questa mia ingloriosa fine, ma tu sai quali furono i fatti che mi spinsero ad agire, e con coscienza tranquilla posso dire ancora oggi che fu il dovere di carità verso il prossimo e poi il dovere di italiano di adoperarsi che il nome non sia una parola ma una fede di patriottico sentimento. Chiedo scusa per la vessazione che hai dovuto subire per causa mia, ma sono certo che le avrai sopportate con fierezza poiché mi sono in cuore i tuoi sentimenti di buon italiano. Non ti chiedo di difendermi se domani persone o forse anche amici si faranno beffe di me, mi basta solo il ricordare che tu mi conosci e mi hai giudicato. In un domani quando Mario ti chiederà di me non temere e con franchezza gli parlerai e assicuralo che non si vergogni per quanto fece suo zio. Ma ricorda anche a lui che per essere buon italiano bisogna seguire le orme dei propri cari. Un bacio a te, al Mario e Rosina, ricordatemi con pari affetto con il quali io vi ho voluto bene e con la speranza che ci dà la fede vi lascio nel nome di Cristo. Arturo
Di anni 32 - ufficiale in Servizio Permanente Effettivo - nato a Torino il 16 Ottobre 1911. Capitano di Artiglieria in Servizio di Stato Maggiore, combattente a Ain El Gazala, El Alamein ed in Croazia. All'indomani dell'8 Settembre 1943 entra nel movimento clandestino di Torino. Arrestato il 31 Marzo 1944, processato nei giorni 2-3 Aprile, fucilato il 5 Aprile al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino.
Torino, 5 Aprile 1944
La Divina Provvidenza non ha concesso che io offrissi all'Italia sui campi d'Africa quella vita che ho dedicato alla Patria il giorno in cui vestii per la prima volta il grigioverde. Iddio mi permette oggi di dare l'olocausto supremo di tutto me stesso all’Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l'unità italiana e per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero. Lascio nello strazio e nella tragedia dell'ora presente i miei Genitori, da cui ho imparato come si vive, si combatte e si muore; li raccomando alla bontà di tutti quelli che in terra mi hanno voluto bene. Desidero che vengano annualmente celebrate due messe: una il 4 Dicembre anniversario della battaglia di Ain El Gazala; l’altra il 9 Novembre anniversario della battaglia di El Alamein; e siano celebrate per tutti i miei Compagni d'armi, che in terra d'Africa hanno dato la vita per la nostra indimenticabile Italia. Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte, quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. Con la coscienza sicura d'aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d'esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. Possa il mio grido di "Viva l'Italia libera" sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi danno la morte, per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice! Franco Balbis
Di anni 18 - studente di scuola media - nato a Parma il 30 Novembre 1925. Nel 1940 dà vita ad un bollettino antifascista attorno al quale si mobilitano numerosi militanti- Dopo 1'8 Settembre 1943 lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma. Catturato il 4 Aprile 1944 e trattenuto come ostaggio fino al 4 Maggio, giorno della fucilazione nei pressi di Bardi (Parma).
Parma, 4/5/1944
Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà bella.
Di anni 36 - operaio meccanico - nato a Martinengo (Bergamo) il 27 Ottobre 1907 - Dopo l’8 Settembre 1943 aiuta prigionieri alleati a fuggire dal campo di concentramento di Bergamo. Collabora alla formazione della Brigata Matteotti che prende poi nome da Arturo Turani. Svolge attività di collegamento. Arrestato il 10 Dicembre 1943, in Via Vittorio Emanuele a Bergamo, ad opera di tedeschi e fascisti, mentre si reca ad una riunione clandestina. Processato il 5 Gennaio 1944 dal Tribunale Speciale di Bergamo. Fucilato il 23 Marzo 1944 nella Caserma Seriate di Bergamo, con il suo comandante di Brigata Arturo Turani.
Mia adorata figlia Emilia, queste sono le parole del tuo sventurato papa, cerca di far sempre bene e vivi da buona cristiana, cerca sempre di voler bene alla mia povera Pierina, chiamala sempre mamma che tale è, assistila sempre, aiutala che così vuole il tuo povero papà, amala tanto che tanto fece per me, mai non arrecarle dolore, cerca sempre di vivere onestamente che essere onesta è la prima dote preclara, ricordati sempre e tanto della tua defunta Mamma che fu tanto buona e che morì col tuo nome sulle labbra, e nel suo ricordo vivi sempre ed aiuta tanto la mia Pierina. Ama tanto tanto Romana e Cesarina che sono le tue sorelline, tu sei la maggiore, vivi sempre onestamente; sappi che il tuo papà mai fece del male, il mio ricordo unito a quello della tua mamma ti sia sempre di sprone a fare bene; ama tanto e conforta la nonna ed il nonno che ti hanno allevata e sii sempre ubbidiente. Piccola mia Milli, quale dolore è per me lasciarti così, ma abbi fede e coraggio. Iddio sempre ti aiuterà nell’aspro cammino della vita, sappi pure e sii orgogliosa di tuo padre che nonostante tutto qui ti giura che mai fece male ad alcuno, saluta tanto e bacia per me nonno Michele, nonna Caterina, zia Cinta, zia Assunta, va a trovarli spesso che ti arrecheranno conforto. Di nuovo fa sempre bene, che così vuole il tuo babbo; ultimo desiderio: quando potrai, fa che possa essere riunito nella tomba con la tua povera mamma che uniti dall’alto potremo sempre vegliare su di te e sui tuoi. Addio cara piccola figliuola mia e sia sempre con te felicità e prosperità nella tua vita. Abbiti un lungo bacio dal tuo sventurato papà. Ciao Giuseppe
