Il mio nome è Benvenuto Lanfranchi e sono della classe 1924.
Nel Novembre 1942, all'età di 18 anni, mi arruolai volontario nell'esercito dei carristi e feci il corso da sotto ufficiale a Bologna; qui per la prima volta utilizzai armi da guerra. Dopo essere andato a Verona, 1'8 Settembre 1943, alla disfatta dell'esercito, riuscii a venire a casa, ma dovetti subito presentarmi a Bergamo. C'erano altri 27 ragazzi di più o meno la mia età e fummo avvisati che saremmo dovuti andare in Germania per fare un altro addestramento. Decisi così di scappare e mi rifugiai nella mia casa in campagna, ma ben presto catturarono mio padre e fui costretto a ripresentarmi a Bergamo.
Qui però, venni messo in carcere, dove morirono molti giovani fucilati. Dopo circa un mese, fui spedito in Germania e mi arruolai nell'esercito degli alpini della famosa Monte Rosa (esercito italiano sotto il dominio tedesco). Finito l'addestramento, nel Luglio 1944 la Monte Rosa fece ritorno in Italia, e la mia compagnia fu dislocata in Liguria, poi a Parma e sotto i tedeschi, facemmo perlustramenti ai partigiani. Sempre nella provincia di Parma, a Borgotaro, mi misi in contatto con i partigiani, e mi venne offerto di passare dalla loro parte, ma dopo che venni a sapere che c'erano state rappresaglie verso i genitori dei partigiani, non mi fidai.
Ci fu ordinato di tornare in Liguria e mentre una notte fui di ronda con la mia squadra, ci fu un'imboscata dei partigiani, ma non facemmo resistenza, così partimmo con loro verso un rifugio in provincia di Parma. Qui mi arruolai nella ventiquattresima brigata Garibaldi Montepenna. Lì rimasi fino al Maggio 1945.
In quel tempo la mia squadra di partigiani fece delle azioni sulla via Emilia (una delle strade più importanti di quel tempo) per fermare i camion tedeschi o alpini, carichi di cibo e armi e portammo questo materiale nei nostri rifugi in montagna. All'interno di questi carichi c'era una grande quantità di carta e francobolli, così potei finalmente scrivere alla mia famiglia e la rassicurai dicendo che non mi sarebbe successo niente, anche se sapevo che non era vero. Il giorno seguente venimmo in contatto con gli americani, i quali vennero con aerei a portare armi e provviste. Quello fu un inverno brutto e gelido e squadre di alpini e tedeschi fecero due rastrellamenti. Il nostro capo brigata diede così l'ordine di scioglierci e cercare un rifugio.
Non abitando nelle vicinanze, mi fermai in un piccolo villaggio sui monti di Parma e conobbi una famiglia molto ospitale che, quando giunsero i nemici, mi nascosero in una botola coperta da un enorme mucchio di fieno, in modo che se avessero pugnalato nel fieno non mi avrebbero infilzato. In seguito il nucleo partigiano si riunì e prima del 25 Aprile, ricevemmo l'ordine dagli americani di attaccare la postazione del passo del Bocco, dove si trovarono alcuni nemici. Poi ci fu l'avanzata verso la pianura e finalmente riuscimmo a cacciare i tedeschi. Dopo la sfilata fatta a Parma il 25 Aprile, potei finalmente tornare a casa a Casnigo e riabbracciare la mia famiglia, che fortunatamente non ebbe vittime.
(testimonianza raccolta dalla nipote Moro Marika)