Gli studi sul canto
partigiano
A proposito del canto partigiano c'è un primo mito da sfatare: che sia stato sufficientemente studiato. Su di esso, infatti, si è fatta poca ricerca sul campo, e i numerosi canzonieri della resistenza prodotti dalle associazioni partigiane o dai gruppi politici, soprattutto della sinistra, ci dicono poco su quanto effettivamente si cantasse in montagna.
Quando, nel 1962, il "Nuovo Canzoniere Italiano" iniziò massicce ricerche sul canto sociale italiano, esso sperò di riuscire a moltiplicare con il proprio esempio il lavoro di ricerca. Tuttavia, al di fuori di questa vicenda, s'è mosso ben poco. Infatti le ricerche sul canto sociale si sono scontrate con una cultura accademica poco recettiva verso le innovazioni metodologiche e prevenuta in particolare nei confronti delle fonti orali. Inoltre le ricerche sul canto della Resistenza promosse dal "Nuovo Canzoniere Italiano" non divennero un'esperienza moltiplicante, perché si scontrarono con dinamiche politiche che andavano in direzione diametralmente opposta all'allargamento conoscitivo della nostra Resistenza e all'analisi delle contraddizioni in essa presenti.
I "Dischi del Sole" uscirono nel ventennale della Resistenza, cioè nel momento in cui si diffondeva il mito della Resistenza. Allora le associazioni partigiane trovarono il proprio inno in Bella ciao, una canzone poco cantata durante la Resistenza e prevalentemente nel Centro Italia, ma che da allora si sarebbe sostituita sempre più a Fischia il vento, la canzone della Resistenza al Nord e quella maggiormente diffusa durante la Resistenza.
In quegli anni l'immagine della Resistenza oleografica, retorica, priva di contraddizioni interne propugnata dalla cultura ufficiale creò nelle nuove generazioni un rigetto, un rifiuto politico da larga parte dei militanti del Sessantotto e del post Sessantotto. Quell’immagine favorì non poco l'idea che l'unità della Resistenza fosse un inganno di segno conservatore così, per reazione a quel processo, si fece strada lo slogan "la Resistenza è rossa e non democristiana".
Negli anni settanta gli istituti storici della Resistenza furono così teatro di uno scontro senza mezzi termini che aveva per oggetto del contendente proprio l'uso delle testimonianze orali fra cui i canti partigiani: fonti orali di base furono così considerate pericolose dai partiti moderati, in quanto spesso riaffermavano dei valori classisti e delle "verità" che si volevano esorcizzare. La saggistica sui canti della Resistenza, dagli anni ottanta in poi, assomma soltanto a una dozzina di titoli: si tratta in quasi tutti i casi di articoli basati su ricerche degli anni sessanta, legati a persone che hanno preso parte al "Nuovo Canzoniere Italiano".
Il lavoro di ricerca degli anni sessanta non è però riuscito a sensibilizzare gli storici e a fare sì che considerassero i canti sociali come una delle possibili fonti della storia. Eppure, già a metà degli anni cinquanta, Roberto Battaglia, sostenne per primo, e lucidamente, l'assoluta necessità dell'uso della memorialistica e delle fonti orali per lo sviluppo del lavoro storico sulla Resistenza.
Fonte: www.storia900bivc.it/pagine/letteratura/attibi.html, sito dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
Canti della resistenza italiana
Bella ciao
Una mattina mi sono svegliato
O bella ciao, bella ciao,
bella ciao, ciao, ciao,
Una mattina mi sono svegliato,
E ho trovato l'invasor.
O partigiano portami via,
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
O partigiano portami via,
Che mi sento di morir.
E so io muoio da partigiano,
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
E se io muoio da partigiano,
Tu mi devi seppellir.
Mi seppellirai lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
Mi seppellirai lassù in montagna
Sotto l'ombra di un bel fior.
Tutte le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
Tutte le genti che passeranno
Mi diranno «che bel fior!».
E questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao,
Bella ciao, ciao, ciao,
E questo è il fiore del partigiano
Morto per la Libertà.
O fucile
O fucile vecchio compagno
Dolce amico del combattimento
Forse vali più d'un regno
Sei la strada della libertà
Sei la strada della libertà.
Fischia il vento
Fischia il vento, urla la bufera
Scarpe rotte eppur bisogna andar
A conquistare la rossa primavera
Dove brilla il sol dell'avvenir
A conquistare la rossa primavera
Dove brilla il sol dell'avvenir
Ogni contrada è patria del ribelle,
Ogni donna a lui donò un sospir
Nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuore e il braccio nel colpir.
Nella notte lo guidano le stelle,
forte il cuore e il braccio nel colpir.
Se non ci coglie la cattiva sorte,
dura vendetta verrà dal partigian,
ormai sicura è già la triste sorte
del fascista vile traditor
ormai sicura è già la triste sorte
del fascista vile traditor
Cessa il vento, calma è la bufera
Torna a casa il fiero partigian
Sventolando la rossa sua bandiera
Vittoriosi alfin liberi siam
Sventolando la rossa sua bandiera
Vittoriosi alfin liberi siam.
Il bersagliere ha cento penne
Bersagliere ha cento penne
Bersagliere ha cento penne,
ma l’alpino ne ha una sola,
un po’ più lunga, un po’ più mora,
sol l’alpin la può portar.
Quando scende la notte buia
Tutti dormono laggiù alla pieve,
ma con la faccia giù nella neve
sol l’alpin là può dormir.
Sui pei monti vien giù la neve,
la tormenta dell’inverno,
ma se venisse anche l’inferno,
sol l’alpin può star lassù.
Se dall’alto dirupo cade,
confortate i vostri cuori,
perché se cade in mezzo ai fiori
non gl’importa di morir.
Perché se cade in mezzo ai fiori
non gl’importa di morir.
La Brigata Garibaldi
Fate largo che qui passa
La Brigata Garibaldi
La più bella la più forte
La più ardita che ci sia
Quando passa quando avanza
Il nemico fugge allor
Siam fieri siam forti
Per scacciare l'invasor.
Abbiam la giovinezza in cuor
Simbolo di vittoria
Marciamo sempre forte
E siamo pieni di gloria
La stella rossa in fronte
La libertà vogliamo
Ai popoli oppressi
La libertà noi porterem.
Fate largo che qui passa
La Brigata Garibaldi
La più bella la più forte
La più ardita che ci sia
Quando passa quando avanza
Il nemico fugge allor
Siam fieri siam forti
Per scacciare l'invasor.