1. L'Italia dal 1918 al 1948

  2. La Resistenza in Italia

  3. Esperienza di un partigiano

  4. Cronologia della Resistenza

  5. La Resistenza a Bergamo

  6. Chi sono i partigiani

  7. Lettere di condannati a morte della resistenza italiana

  8. La lotta di liberazione nel cinema, nella narrativa e nelle poesie

  9. I canti partigiani

  10. Bibliografia e Sitografia

  11. Autori


L'Italia dal 1918 al 1948

- Il primo dopoguerra

- L'Italia in guerra

- Il secondo dopoguerra

Il primo dopoguerra

L’Italia esce dal primo conflitto mondiale il 4 novembre 1918, con il crollo dell'impero austro- ungarico e la sconfitta della Germania.

L'Italia ottiene Trento e Trieste, ma non, come era stato promesso, la zona dell'Istria, con la città di Fiume. Si diffonde perciò tra gli italiani un sentimento di frustrazione. A proposito di questo Gabriele D'Annunzio parla di "vittoria mutilata".

Inoltre una crisi economica e sociale sconvolge il mondo agricolo, soprattutto nel Meridione; era stata infatti promessa una distribuzione di terre, ma questa non avvenne mai. Cresce quindi ulteriormente il malcontento popolare.

Anche gli operai si sentono sfruttati, sull’onda del comunismo appena nato in Russia (1917), e si adoperano per ottenere maggiori diritti, attuando scioperi e proteste. Nel "biennio rosso" (1920-1922) sono innumerevoli le manifestazioni, che spaventano la classe borghese; l'insoddisfazione si estende poi anche agli altri ceti sociali, a causa della pesante inflazione e dell'oppressione sociale e psicologica dei ceti medi. In tale contesto si affermano questi partiti politici:

I fascisti si dedicano ad atti punitivi e criminali che prendono il nome di squadrismo; il momento culminante è la marcia su Roma (28 Ottobre 1922): da tutte le parti d'Italia i fascisti confluiscono a Roma per dimostrare la loro forza.

Il re non si oppone, anzi affida il governo proprio a Mussolini. Mussolini ottiene l'appoggio di altri partiti: i giolittiani e i popolari di Sturzo (governo di coalizione). Sempre nel 1922 fonda il Gran Consiglio del fascismo, un piccolo parlamento che avrebbe dovuto essere interno al partito, ma in realtà si affianca al parlamento italiano fino a sostituirlo.

Viene poi introdotta la legge elettorale maggioritaria: il partito con la maggioranza relativa dei voti ottiene i due terzi dei seggi in parlamento.

Nelle elezioni del 1924 si presenta la Lista Nazionale, formata da fascisti, liberali e conservatori, che ottiene il 60% dei voti. Subito nascono dei sospetti e Matteotti (segretario del partito socialista democratico) denuncia dei brogli elettorali, ma viene rapito e ucciso.

Mussolini si assume la responsabilità di questo, con il discorso del 3 gennaio 1925: egli si presenta in parlamento con atteggiamento di disprezzo verso i deputati e si assume la responsabilità morale dell'omicidio. Vengono inoltre aboliti tutti i partiti politici, ad eccezione del fascismo, è soppressa la libertà di stampa e viene istituito un tribunale speciale per i reati di carattere politico.

Nasce così lo stato fascista totalitario (al potere è un solo partito, con ambizione di controllo assoluto sullo stato e di influenza sulla vita quotidiana dei cittadini).

Contemporaneamente nasce anche l'antifascismo, ma molti italiani assumono posizioni qualunquistiche o di indifferenza: si susseguono numerosi esili per motivi politici.

Negli anni trenta il fascismo da vita ad una politica imperialistica e d'espansione territoriale: i tre momenti più importanti furono la guerra d'Etiopia (1935), la guerra civile spagnola (1936), l'alleanza del "patto d'acciaio" con la Germania (1939).

Secondo A. Acquarone lo stato totalitario fascista non è "perfetto", perché a capo delle forze armate c'è ancora il re e persiste come istituzione forte la Chiesa cattolica. Papa Pio XI, però, preferisce affidarsi direttamente a Mussolini, definito "uomo della Provvidenza".

Si crea quindi uno stretto legame basato su vantaggi reciproci, che nel 1929 porta ai Patti Lateranensi, che pongono fine alla "Questione romana". Mussolini dà vita anche al Concordato tra Stato e Chiesa: la religione cattolica viene introdotta nelle scuole, i seminaristi sono esentati dal servizio militare e i matrimoni vengono riconosciuti da entrambe le istituzioni.

L'Italia in guerra

La seconda guerra mondiale inizia l’1 Settembre 1939 e si presenta come una guerra fra ideologie: da una parte gli stati totalitari, dall'altra quelli democratici.

L'Italia entra in guerra il 10 Giugno 1940, dopo la vittoria dei tedeschi contro la Francia, con la prospettiva di una "guerra lampo". Tuttavia l'impreparazione militare degli italiani porta ad alcune gravi battute d'arresto.Partigiani durante uno scontro a fuoco con dei soldati tedeschi

Nel 1943, all'inizio di luglio, gli alleati sbarcano in Sicilia ed iniziano a risalire la penisola; Napoli si libera da sola e si aggrega agli anglo-americani. Sempre in luglio, nella notte tra il 24 e il 25, cade il fascismo: in una riunione del Gran Consiglio, i partecipanti decidono di restituire al re il ruolo di capo dell'esercito. Il giorno seguente Mussolini viene destituito dall'incarico di capo del governo; viene poi portato sul Gran Sasso, in Abruzzo. Hitler però lo libera e Mussolini si trasferisce a Salò dove fonda la Repubblica Sociale Italiana.

Intanto a Roma il governo viene affidato al maresciallo Badoglio. Quella stessa estate viene firmato l’armistizio con gli anglo-americani e l'Italia esce dalla guerra.

Il re ignobilmente fugge per paura delle ritorsioni di Hitler e lascia l'esercito allo sbando; la situazione e di grave rottura della coscienza italiana.

Viene a crearsi la Resistenza (1943-1945). Inizia cioè la lotta armata contro nazisti e fascisti: il 25 Aprile 1945 l'Italia viene liberata su ordine del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). La Resistenza è sostenuta, oltre che dai comunisti di Togliatti e Longo, dai democristiani di Alcide De Gasperi e dai socialisti di Nenni, anche dai cattolici che, in seguito alle leggi razziali del 1938, sono distaccati dal fascismo.

Il secondo dopoguerra

Inizia con il governo di Ferruccio Parri, un idealista, che rinuncia dopo pochi mesi a favore di De Gasperi; del governo fanno ora parte tutti i partiti anti-fascisti. Il 2 Giugno 1946 si vota con suffragio universale per scegliere tra monarchia e repubblica e per eleggere un’assemblea costituente.

Nel primo periodo dell'Italia repubblicana (1945-1947) il governo è di coalizione: vi fanno parte i democristiani, i liberali, i socialdemocratici, i socialisti e i comunisti. La Democrazia Cristiana è un partito di centro che si rivolge ai contadini, agli operai e ai ceti medi. Sempre di centro, ma più a destra, è il Partito Liberale Italiano, al quale appartiene Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica. Più a sinistra ci sono invece il Partito Socialista Democratico Italiano, che nasce nel 1947 e si presenta come partito filoamericano. Il suo leader e Saragat, che diventerà poi presidente. A destra nasce il Movimento Sociale Italiano, che raccoglie l'eredità ideologica del fascismo, con leader Almirante. A sinistra resistono il PSI, partito riformista che vuole avvantaggiare le classi minori, e il PCI, partito comunista anch'esso riformista.

Questi partiti governano insieme fino al 1947, quando De Gasperi accetta la proposta americana del piano Marshall: vengono stanziati degli aiuti a patto che vengano estromesse le sinistre dal governo. Dopo le elezioni del 1948 governano quindi solo i partiti di centro, con la Democrazia Cristiana in primo piano. Dalla Resistenza e dal clima di collaborazione tra i partiti antifascisti nell'immediato dopoguerra nascerà la Costituzione Italiana (approvata il 27 Dicembre 1947 ed entrata in vigore l'1 Gennaio 1948).

(Appunti dalle lezioni)


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