1. Presentazione dei personaggi

  2. Prima scena

  3. Seconda scena

  4. Terza scena

  5. Quarta scena

  6. Quinta scena

  7. Finale


Finale

Kabe

Il viaggiatore adesso crede nella zona ma ritiene che debba essere distrutta.

 

DISTRUZIONE

→ A) come distruggerla: distruzione del pendolo del tempo; l’esercito ha utilizzato la zona come pretesto (per fermare il pendolo basta interrompere il suo moto).

→ B) rendere tollerabile l’assenza dell’effetto terapeutico: lui la distrugge sapendo che poi morirà; pensa al bene delle generazioni future e ai problemi ambientali che deriverebbero dalla non distruzione della zona.

 

Quindi ora lui è in grado di decidere (cfr. situazione iniziale dove lui era dubbioso, dove lui non era mai riuscito a prendere decisioni in modo autonomo)

 

Kabe va via dentro una macchina che guida personalmente (gli spostamenti iniziali erano sempre effettuati con mezzi di trasporto nei quali lui non guidava mai, simbolo della sua situazione psicologica, mentre adesso ha trovato quella pace interiore che da molto tempo cercava invano) e guardando fuori dal finestrino inizia a pensare.

 

Il tempo atmosferico inizialmente è il preambolo di un temporale; poi mano a mano che il monologo interiore prende piede la pioggia si fa più sottile e meno insistente fino a diventare una leggera pioggerella quando il monologo finisce. Dopo il flashback si ritorna all’immagine sfuocata della macchina che svanisce in una nebbiolina lontana accompagnata dal rumore della pioggia.

 

[voce fuoricampo]

Chi l’avrebbe mai detto.

(Kabe, fermo al semaforo, passa un po’ di tempo pensieroso ma con aria serena e tranquilla osservando con sguardo immobile e concentrato un bambino abbracciare il suo cagnolino: scatta il verde, rimane incantato, la macchina dietro suona il clacson, riparte, accende una sigaretta e guarda la scritta a caratteri cubitali sul fronte della confezione: il fumo uccide.)

Il fumo uccide. Che cosa buffa.

(Sorride al nulla.)

Tutto era cambiato. Kabe aveva imparato molto più della vita in quella settimana che non in un’intera esistenza passata a convivere col nulla. Ma cosa è il nulla? A Kabe non interessava più porsi domande sul perché e sul percome delle cose. Il nulla esiste, ecco tutto. Come esiste il macellaio col suo sporco grembiule nella città di Marmount, come esiste il sindaco, così esiste il nulla. Era una sensazione straordinaria.

Kabe percorrendo la nera strada asfaltata che sembrava non finire mai, inchioda. Scende dalla macchina.

È solo. Lui e il nulla. Ma ora non ha più paura.

Urla a squarciagola. Rientra in macchina. È completamente fradicio. Suona il clacson. Riprende in mano quel pacchetto di sigarette. Le annusa e le ributta sul sedile. Abbassa il sedile dell’auto e fa un respiro profondo. Sorride.

Era fiero di se stesso. Fiero, fiero, fiero. Queste parole echeggiavano nella sua mente come una melodia da carillon, era la cosa più bella del mondo. Domani non sarebbe stato un altro giorno e basta. Domani sarebbe stato un vero domani. Kabe era fiero di se stesso.

La macchina riprende a mangiare l’asfalto.

Dove stava andando? Che progetti aveva per il futuro? Nulla. Ma Kabe sapeva che prima o poi qualche coincidenza sarebbe successa. Doveva andare così. Tutta la sua vita delle persone è una coincidenza. Non si spiega in un altro modo. Era una coincidenza che lui fosse stato portato a Marmount da Larry. Era una concidenza che lui quel giorno avrebbe cambiato la sua vita salvando milioni di persone. Ce l’aveva fatta.

La pioggia incessante a poco a poco riduce la sua potenza. A poco a poco.

Certo non sarebbe più guarito. Mai più. Ma cosa gliene importava? Nulla. Lui quel giorno aveva vinto la partita decisiva col destino. Scacco al re. E è questo che a Kabe interessava. Non la sua vita, ma la ragione per vivere. Irreale quasi, è vero. Kabe non riusciva a spiegarsi la felicità e la serenità che provava. Ma di una cosa era certo, non era più un vagabondo, ora aveva una coincidenza certa col destino: il NULLA.

(flashback e poi ritorno all’immagine della sua macchina che svanisce nella nebbia).

 

Flashback → scena in bianco e nero. Kabe si avvicina al pendolo del tempo e sorridendo, con

un gesto sereno, ferma il moto costante dell’oggetto. Improvvisamente i fiori

simbolo della zona muoiono afflosciandosi su se stessi.

 


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