HANNA KUGLER WEISS
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| Hanna Weiss con il Dirigente Ernesto Cefis | Hanna Weiss e il prof. Mauro Minervini durante i ringraziamenti | Hanna Weiss con Fiorenza Roncalli e Mauro Minervini |
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| Gli studenti durante la testimonianza | Hanna Weiss con Fiorenza Roncalli e Mauro Minervini | La copertina del libro di Hanna Weiss |
[dalla copertina del libro "Racconta! Fiume-Birkenau-Israele"]
È il 1990, sono passati 45 anni da quando Hanna è stata liberata ad Auschwitz. Tornare nei luoghi oscuri dell'orrore e della morte riapre un doloroso viaggio della memoria in cui la crudezza dei ricordi a poco a poco si sposa con la ricostruzione interiore, con la speranza e la vita. Alla guida di un gruppo di giovani israeliani in visita ai lager, Hanna sente riaffiorare nelle fibre più profonde dell'anima il sentimento della sua infanzia perduta, gli affetti familiari interdetti e stroncati dal flusso inenarrabile dello sterminio, i frammenti di una storia personale attraversata da una tragedia epocale ma di tempo in tempo alleviata anche dal sorriso, da una prepotente vitalità giovanile, dal desiderio di un domani. Hanna racconta la fine della deportazione e il ritorno tra i vivi come una scossa salvifica, una tumultuosa ripresa di un percorso in cui, come immemore, completa gli studi, si trasferisce in Israele, si sposa, lavora, ha dei figli.
Il ritorno ad Auschwitz a quasi mezzo secolo di distanza chiuderà il cerchio di una esistenza un tempo spezzata, e consentirà di rimuovere la cupa coltre di silenzio sotto cui era seppellito il passato. I figli di Israele, le nuove generazioni che si affacciano alla storia con la impetuosa forza di chi può guardare in avanti, si arrestano a domandare e a meditare in cospetto della testimonianza dell'orrore. E con loro Hanna è di nuovo se stessa, antica bambina felice e grande madre dolente, madre di figli, madre di storia, madre di memoria.
Hanna Kugler Weiss è nata a Fiume nel 1928. Le leggi razziali del '38 interrompono la serenità della sua infanzia e la costringono ad abbandonare la scuola pubblica e a frequentare i corsi frettolosamente organizzati dalla scuola ebraica. Dopo l'8 settembre del '43 Fiume viene annessa al Terzo Reich, e la famiglia decide di fuggire, nascondendosi in Romagna. Nel 1944, con un gruppo di altri ebrei, tenteranno di riparare in Svizzera e di valicare le Alpi attraverso un viaggio avventuroso, ma a Cremenaga (Varese) vengono tutti consegnati alla milizia fascista e quindi ai tedeschi. Hanna con le giovani sorelle, la madre e i nonni materni viene internata a Varese, poi a Como e a Milano, quindi nel campo di Fossoli. Deportati ad Auschwitz, la madre, i nonni e la sorella minore vengono uccisi all'arrivo; Hanna e la sorella maggiore sopravvivono. Liberata il 27 gennaio 1945 dall'esercito sovietico, torna in Italia e consegue il titolo di infermiera. Nel 1949 si trasferisce in Israele, dove lavora nei servizi sanitari, si sposa e ha tre figli. A partire dal 1990 inizia a guidare gruppi di giovani israeliani nei viaggi della memoria in Polonia. Oggi dirige il Museo della Shoà di Nazareth Illit, la città in cui vive; tre o quattro volte all'anno continua a tornare ad Auschwitz, con i gruppi di giovani, per testimoniare quello che è stato.
dalla presentazione di Hanna Weiss alla Biblioteca Tiraboschi di Bergamo, 16 Gennaio 2007
Una voce da Nazareth - Hanna Kugler Weiss, conosciuta come Elena Kugler nel Libro della Memoria curato da Liliana Fargion, fu prigioniera ad Auschwitz all’età di 16 anni.
E’ nata a Fiume nel 1928. La sua vita è stata spezzata dalle leggi razziali, dalla clandestinità, dal fallito tentativo di fuga in Svizzera e dai 270 giorni passati nel campo di sterminio. Cercava la salvezza con la sua famiglia e con quella di Goti Bauer aldilà della frontiera, ma i «passatori» italiani a cui il gruppo si era affidato l’hanno venduto ai nazisti in cambio d’un lauto guadagno. Arrestata con i familiari, il 16 maggio 1944 viene deportata da Fossoli con il trasporto numero 46. Il 23 maggio, all’arrivo a Birkenau, perde la mamma e la sorella Magdiza, divenute subito cenere al vento. Rimane nel lager con la sorella Ghisi fino alla sua liberazione. Solo molto lentamente riscopre – con la carica vitale dei suoi 17 anni – cosa sia la libertà.
Torna in Italia a rivedere il padre, fortunosamente scampato alla deportazione, si diploma infermiera a Merano e nel 1949 parte per Israele, dove vive il fratello Moshe. Lì ben presto si accorge che non può raccontare il miracolo per il quale lei e Ghisi sono rimaste in vita. Decide quindi di chiudere le pagine del libro del passato, aprendo quelle del presente e sfogliando quelle del futuro. Si sposa, ha tre figli e rimane vedova alla giovane età di 40 anni. Nel 1968 racconta per la prima volta in una scuola la sua storia di ragazza nella Shoah. Tra gli studenti c’è anche sua figlia, pallida perché è la prima volta che ascolta la vita di sua madre alla sua età, in un altro periodo storico. Solo dopo quarantasei anni, durante il viaggio di una delegazione israeliana in Polonia ritrova il legame con la mamma: è quando nel Block 27 di Auschwitz I, che ora è la Camera della Memoria, la voce di un cantore intona una preghiera. Ritrova la presenza della mamma e delle molte persone care che lì ha perduto. Tra i relitti del crematorio II a Birkenau, sceglie un punto come pietra tombale per la sua famiglia. Da quel momento, ogni volta che torna, accende una candela per mantener viva la presenza in un gesto concreto di ricordo. E così, come in una sorta di pellegrinaggio personale rivolto alla memoria collettiva, torna tre o quattro volte all’anno per accompagnare i giovani a scoprire un pezzo della storia del popolo ebraico. Vive a Nazareth Ilit, dove dirige il Museo della Shoah. Scrive in ebraico un libro in cui raccoglie i fili della sua vita spezzata, lo traduce in italiano, per ritrovare le sonorità dell’infanzia e della lingua materna. Nel gennaio del 2006 la sua storia Racconta! Fiume-Birkenau-Israele è in libreria anche in Italia. Ma la sua viva voce ha il calore e la bellezza di un arcobaleno.